Creatività a Km0
12 artisti x 12 domande
km0
C’è un momento, nella vita di ogni artista, in cui ci si rende conto che la creatività non è solo talento o ispirazione.
È qualcosa di più profondo, qualcosa che si costruisce, si coltiva e a volte, si riconquista. È un viaggio che richiede coraggio, perché per creare qualcosa di autentico bisogna prima di tutto mettersi in discussione, esplorare territori sconosciuti e accettare che non sempre è facile trovare la strada giusta.
Ho chiesto a 12 artisti di intraprendere questo viaggio con me esplorarando il processo creativo, per scoprire da dove nasce una canzone e come si possono accendere quelle scintille che portano a creare qualcosa di unico.
Una ricerca interiore che ci ha portato a diventare più consapevoli di quei meccanismi mentali, spesso inconsci, che sono la base della creatività.
Perché è proprio lì, in quelle connessioni neurali che si formano e si trasformano, che si nasconde il segreto per esprimere la propria musica con autenticità e libertà.
Il progetto: una ricerca sul campo

Ho iniziato a studiare manuali, ricerche neuroscientifiche, teorie di psicologia musicale e ho capito che la creatività non è un dono magico, ma una capacità che si può allenare, coltivare e amplificare.
Questo percorso mi ha portato qui, a condividere con voi i primi risultati di un percorso che durerà tutto il 2025.
Quello che leggerete nelle prossime pagine è il frutto di questa esplorazione: storie, intuizioni e strumenti pratici per liberare il potenziale creativo che è in ognuno di noi.
Se anche tu sei pronto a metterti in discussione, a superare le tue paure e a scoprire cosa significa veramente esprimere la tua musica, questo è il posto giusto.
Attenzione, però: non esistono bacchette magiche.
Nei contenuti che condividerò durante questo 2025, potresti scoprire qualche trucco facile per scrivere brani efficaci in modo semplice.
Ma se il tuo sogno è scrivere canzoni immortali, allora sappi che non troverai solo risposte: troverai domande.
Domande che ti spingeranno a scavare più a fondo, a metterti in gioco e a cercare non solo la musica, ma la voce dentro di te.
ISPIRAZIONE

Il tema dell’ispirazione ha generato una varietà di risposte interessanti. Alex Merighi, ad esempio, la trova nella connessione con l’infinito, uscendo sul terrazzo prima di una sessione di scrittura o il peso del corpo tramite le interazioni con altre persone. Giovanni Rivoltella, invece, attinge dalle esperienze quotidiane, trovando spunti nella normalità della vita di tutti i giorni.
La notte, con la sua oscurità e quiete, sembra essere il momento preferito da molti artisti per dare vita a nuove creazioni. Questo non sorprende, considerando che il processo creativo, per esprimere il suo massimo potenziale, richiede spesso uno stato di mindfullness che è più facile raggiungere lontano dalla frenesia del giorno. Tra impegni lavorativi, obblighi e limitazioni, trovare quella lucidità mentale può essere una sfida.
Tuttavia, come confermano Alex Merighi e altri artisti intervistati, l’ispirazione può arrivare all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno.
Apro qui una parentesi personale: come molti, anch’io ho trascorso numerose notti a scrivere, lasciandomi guidare da quei momenti unici che si vivono fuori dai ritmi quotidiani. Tuttavia, da quando ho abbandonato le collaborazioni con studi e piccole etichette musicali per dedicarmi full time alla mia attività, ho scoperto con sorpresa che la creazione può avvenire in qualsiasi momento della giornata. Anche subito dopo una colazione all’alba, come conferma Franceso Bonanno.
La vera sfida, però, è costruire uno stile di vita che permetta alla mente di esprimersi liberamente e fiorire.
Per chi fosse curioso, qui condivido la mia routine personale.
La neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di creare nuove connessioni neurali, è una delle più straordinarie potenzialità dell’essere umano. Considerando che ogni neurone può collegarsi fino a mille altri neuroni, le possibilità creative sono praticamente infinite.
Ma come fare per innescare in modo semplice e immediato il processo creativo?
Esistono esercizi e abitudini che possono allenare il cervello a riconoscere, recuperare e portare alla luce in modo organico immagini ed emozioni, elementi fondamentali per creare capolavori.
BLOCCO CREATIVO

Anche questo è un tema che unisce quanto divide.
La prassi comune sembra essere quella di attendere, mantenendosi comunque ricettivi grazie a un metodo personale di connessione con il proprio io interiore.
Tuttavia, a volte non è facile superarlo e, come suggerito da Federico dei Venturosa, l’importante è rimettersi in sella, anche se ciò significa produrre qualcosa destinato al cestino.
In questi momenti, come possiamo trasformare un’idea inizialmente percepita come valida in una creazione completa, ostacolata da perfezionismo, autocritica e paura di sbagliare?
In questi momenti, come possiamo trasformare un’idea inizialmente percepita come valida in una creazione completa, ostacolata da perfezionismo, autocritica e paura di sbagliare?
Grazie alla mia instancabile curiosità, ho scoperto alcuni trucchi adottati da artisti di accademie e scuole di musica di alto livello.
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MESSAGGIO

La risposta predominante sembra essere che il messaggio di una canzone deve poter essere interpretato in modo aperto e personale da ciascun ascoltatore.
Effettivamente, se osserviamo le più grandi canzoni di sempre, noteremo come spesso riescano a trasmettere emozioni potenti, toccando corde viscerali in ognuno di noi.
Pur non utilizzando esclusivamente un linguaggio astratto, anzi, descrivendo spesso situazioni molto specifiche in maniera sublime, riescono ad attaccarsi a qualche memoria unica e personale, risuonando in modo particolare per ogni individuo.
Qui puoi trovare esempi degli esercizi che ti condividerò durante il 2025 e, qui, invece, qualche ricerca interessante sulla connessione tra musica e cervello.
MELODIA, TESTO E ARRANGIAMENTO POTENTI

A questa domanda ho potuto assistere alle migliori risposte: siamo tutti d’accordo che quando qualcosa funziona, funziona. L’opinione generalizzata è che questo processo derivi da una sorta di magia, anche se qualcuno si è azzardato a ipotizzare l’esistenza di “trucchi sporchi” usati per costruire canzoni a tavolino e conquistare l’ascoltatore. Ciò che rende tutto ciò ancora più affascinante è che, da molti anni, ricercatori, compositori e produttori musicali studiano a fondo questo argomento. Mi sono documentato su metodi di studio e corsi offerti da prestigiose accademie musicali, ho partecipato a clinic e letto libri sulla teoria musicale e la psicologia della musica, e credo davvero che valga la pena approfondire ulteriormente questo tema.
Sebbene la creazione a tavolino di un brano musicale possa funzionare, il risultato non è mai soddisfacente, soprattutto se fatto da qualcuno alle prime armi come noi.
Però nulla ci vieta di fare esercizi ed esperimenti.
I più grandi artisti hanno sempre ammesso di aver scritto centinaia di canzoni, cestinandone quasi tutte e salvandone solo poche, che però sono poi diventate capolavori.
Ma non è nella produzione in quantità che si trova la perla, semplicemente per una legge statistica.
Al contrario, quello che non ci rivelano a fondo è che, tra le migliaia di canzoni da buttare, molte sono stati esperimenti nei quali hanno tentato di inserire forzatamente quegli abbinamenti tra prosodia e melodia, tra progressioni armoniche ed emozione, attraverso l’uso di trucchetti e strutture appaganti.
Fallendo e creando canzoni da cestinare, stavano costruendo la loro identità artistica, trasformando i loro processi cognitivi nella perfetta mente creativa, capace di scrivere una canzone perfetta a livello inconscio.
Qui puoi trovare esempi degli esercizi che ti condividerò durante il 2025 e, qui, invece, qualche ricerca interessante sulla connessione tra musica e cervello.
CANZONE E STATI D'ANIMO

La risposta predominante è stata malinconia. Molti hanno raccontato che è nei momenti più intensi emotivamente che trovano l’ispirazione per scrivere. Questo accade perché la malinconia amplifica le emozioni, rendendole più viscerali e quindi più facili da trasformare in arte.
C’è però un aspetto affascinante da considerare: la musica non è solo un riflesso delle nostre emozioni, può anche modificarle. Studi neuroscientifici dimostrano che la musica ha effetti tangibili sul nostro corpo, influenzando il battito cardiaco, la pressione sanguigna e persino le onde cerebrali.
Ci tengo a precisare che, anche se queste teorie sono supportate da studi neuroscientifici, le sto condividendo con te a scopo informativo e divulgativo. (non devono essere prese come consigli medici: sono musicista matto, non un dottore)
Se questo argomento ti interessa, ti consiglio di approfondirlo: ho scritto un articolo e realizzato un’intervista con un bravissimo intrattenitore professionista, confrontando le mie riflessioni con il suo approccio pratico.
Credo che capirai ancora di più quanto la musica possa essere un ponte tra l’interiorità e il mondo esterno.
Se questo argomento ti interessa, ti consiglio di approfondirlo: ho scritto un articolo e realizzato un’intervista con un bravissimo intrattenitore professionista, confrontando le mie riflessioni con il suo approccio pratico.
Credo che capirai ancora di più quanto la musica possa essere un ponte tra l’interiorità e il mondo esterno.
PAROLACCE SI O NO?

Parolacce si o no?
La risposta è stata unanime: sì alle parolacce, ma solo quando sono davvero necessarie.
Sono parte integrante della nostra quotidianità, dal dolore acuto di un mignolo sbattuto contro il mobile alla frustrazione quando qualcuno ti taglia la strada.
Naturalmente, l’intensità e la forma di queste esclamazioni variano in base alla cultura e alle soglie di censura personali.
È emerso inoltre che, nelle canzoni mainstream, è diventata una pratica comune l’utilizzo di parolacce per attirare o risvegliare l’attenzione dell’ascoltatore, altrimenti rischierebbe di annoiarsi.
IMPRENDITORE O ARTISTA?

Quanto conta far parlare di te e della tua musica?
La maggior parte degli artisti concorda sul fatto che, idealmente, l’arte dovrebbe parlare da sé. Tuttavia, è innegabile che anche in passato l’esposizione mediatica fosse determinante. Riviste, radio, programmi televisivi, e ora Spotify, talent show e social media, hanno sempre avuto un peso cruciale nel determinare il successo di un artista.
Un punto interessante emerso è che, nonostante le evoluzioni tecnologiche abbiano reso la produzione musicale più accessibile, il panorama è diventato più competitivo.
C’è un mare di artisti che cerca di emergere, ma solo poche gocce riescono a farlo. In fondo, è sempre stato così: ieri come oggi, solo chi riesce a distinguersi lascia un segno.
Quello che però trovo cruciale è il monopolio dell’attenzione creato dai grandi player del mercato musicale.
Gli algoritmi di Spotify, le playlist curate e le produzioni standardizzate rischiano di intrappolare gli ascoltatori in un loop di musica simile.
Questo non è necessariamente un problema: le logiche di mercato puntano a massimizzare i guadagni minimizzando i rischi.
Tuttavia, come artisti, abbiamo la responsabilità di proporre qualcosa di autentico e significativo.
Io credo fermamente nella necessità di creare musica libera da condizionamenti. Non è facile, ma è una scelta che sento necessaria per restare fedele a me stesso. Tu che ne pensi?
Quanto sei imprenditore?
Per molti artisti, questo è il tasto dolente.
Alcuni hanno sperimentato periodi di forte impegno imprenditoriale, altri ci stanno provando adesso, ma la sensazione comune è sempre la stessa: “Questo lavoro dovrebbe farlo qualcun altro.”
Capisco lo spirito, ma alla resa dei conti, questo atteggiamento rischia di danneggiare la carriera artistica più di quanto si pensi.
Il sogno di tutti è trovare un mega produttore, un’anima pia che si occupi di tutto, lasciandoci liberi di dedicarci esclusivamente alla creazione della nostra musica.
Peccato che, nella maggior parte dei casi, questo rimanga solo un sogno.
La colpa? Probabilmente è da attribuire al grande mito narrato dalla mitologia musicale: quello del talento scoperto per caso, dell’artista portato alla ribalta grazie a un’innata espressione artistica, chiara e definita fin dalla giovane età.
Ne ho parlato in un articolo su talento VS pratica, se ti interessa approfondire.
Quello che spesso viene dimenticato, però, è la quantità incredibile di sforzi, energie e investimenti che questi artisti hanno dovuto affrontare.
Prendiamo ad esempio Renato Zero, la cui storia è raccontata nel libro “Storie di straordinaria fonia” di Foffo Bianchi: anche dopo aver firmato un contratto con la prestigiosa RCA, Renato si è ritrovato a dover comprare i propri dischi e venderli personalmente, pur di convincere i dirigenti a investire nel suo secondo album.
Le grandi etichette non ci raccontano tutto.
Un contratto può sembrare appetibile, ma una volta entrati nel mondo dell’industria musicale, ci si scontra con regole ben precise. Regole che non sono state scritte da artisti, né a favore degli artisti.
Documentarsi su come funziona il mercato musicale non è un optional: è un requisito fondamentale per chi vuole entrare attivamente nella professione.
Purtroppo, ho visto troppi artisti pentirsi dopo aver firmato contratti che non avevano capito fino in fondo, ritrovandosi intrappolati in situazioni che limitavano la loro libertà creativa.
Anche la cosiddetta gabbia d’oro, il contratto con un grande nome che ti dà visibilità, nasconde insidie.
Se non puoi esprimerti secondo la tua natura, alla lunga questo crea scompensi che spesso portano a eccessi e dipendenze.
Perché, diciamocelo: sesso, droga e rock’n’roll suonano bene solo se ti permettono di fare il tuo rock’n’roll.
Altrimenti, la droga diventa un rifugio obbligato, il sesso perde ogni appeal e il rock’n’roll si trasforma in una prigione.
Forse, allora, è meglio avere le idee chiare fin dall’inizio.
Pretendere rispetto, conoscere le regole del gioco e, soprattutto, non avere paura di sporcarsi le mani.
Perché, alla fine, essere un artista oggi significa anche essere un po’ imprenditore.
PROGETTO PIÙ LUNGO

Qual’è il progetto più lungo cui hai partecipato?
Le risposte a questa domanda sono state sorprendentemente varie.
C’è chi ha parlato di dinamiche di gruppo, chi di decisioni personali, chi della mancanza di un collaboratore in grado di capire veramente il proprio messaggio.
Al di là delle questioni tecniche, il ruolo dello studio di produzione è fondamentale: deve saper vestire la tua idea nel modo migliore, trasformandola in qualcosa di tangibile.
Alcuni artisti, come il peso del corpo, hanno già un’idea chiara in testa o sanno circondarsi di collaboratori con un’anima artistica affine. Ma per molti altri, anche grandi nomi già affermati, il processo creativo è una continua lotta interiore per trovare la voce giusta con cui esprimere un nuovo progetto.
Affidarsi a qualcuno che sappia valorizzarti, mettendo da parte il proprio ego e guidandoti in questa scoperta, è fondamentale.
Peccato che sia una rarità.
Più spesso, sia l’artista che il produttore sono vittime del mercato discografico e delle proprie insicurezze, che spingono verso soluzioni già collaudate, per paura di essere criticati.
Eppure, tutti i grandi artisti che ammiriamo hanno una cosa in comune: sono stati pionieri. Hanno osato investire nelle loro idee prima che il mercato le riconoscesse, prendendosi rischi personali e finanziari.
Questa è la lezione che dobbiamo fare nostra: per creare qualcosa di unico e duraturo, dobbiamo essere disposti a uscire dalla nostra comfort zone e investire in noi stessi.
Sono vent’anni che lavoro nel mondo della musica ma solo negli ultimi dieci ho capito davvero cosa significa crescere come artista.
Preferivo scrivere seguendo strade già battute, piuttosto che rischiare di fallire nel tentativo di creare qualcosa di autentico.
Le mie insicurezze mi bloccavano: avevo paura di mettere in discussione il mio approccio, perché significava uscire dal comfort.
Poi è arrivato il momento della svolta: ho smesso di dare la colpa agli altri.
Mi sono preso la responsabilità di migliorare, non solo come artista, ma anche come persona.
Ho iniziato a studiare, a esplorare manuali, ricerche neuroscientifiche, teorie di psicologia musicale
e ho capito che la creatività non è un dono magico, ma una capacità che si può allenare, coltivare e amplificare.
BIBLIOGRAFIA
Neuroscienze cognitive della musica
La mente in musica
Psicologia della musica
Popular lyric writing
How to write better lyrics
Berklee College of Music
IMMAGINI
Sebastien Gabriel
Liz Joseph
John Fowler
Alex Pasarelu
Bhautik Patel
Josep Molina Secall
Beatriz Perez Moya




