suono delle parole

suono delle parole

Un vento caldo soffia dal mare, portando tra le colonne di marmo bianco il profumo di aneto, mentre il simposio si riempie di vita.
Gli uomini, riposati ma assetati di conoscenza e verità, sorseggiano vino e discutono con passione.
Il suono delle loro voci si mescola con il mormorio del vento, che muove le tranquille tende di lino bianco.
L’argomento, come sempre, è fondamentale: la parola.
Oggi, il loro importante compito è quello di trovare due vocaboli che possano esprimere il significato di due elementi distinti, tanto simili quanto diversi.
L’assemblea di filosofi, poeti e pensatori si prepara al dibattito che cambierà il corso del linguaggio.

pertanto

Un uomo di mezza età, il più anziano del simposio, siede in posizione eretta, il suo volto segnato dalle cicatrici di una lunga vita.
“Grùntar per il primo elemento, Forburiss per il secondo!”
Con una voce roca, propone le sue parole.
“Grùntar ha in sé la forza, il potere del rumore di una pietra che si spezza.
La parola risuona dura come la roccia e simboleggia l’imponenza.”
Esclama con convinzione.
”Forburiss, invece, rispecchia il dolore tagliente dell’azione che accompagna l’elemento”.
Conclude, guardando gli altri con aria severa.

quindi

“Non può essere! Troppo dure, troppo sgradevoli!” risponde immediatamente un filosofo dai capelli ricci e la barba curata.

Con un’aria di grande ispirazione, suggerisce:
“E se invece cercassimo qualcosa di morbido, di fluente? Suggerisco Brrusci e Sirrana!
Brrusci, come le onde che si infrangono su uno scoglio, ma senza rumore, senza frantumarsi del tutto. Questa parola esprime dolcezza e malinconia insieme”
Una proposta rischiosa, ma intrigante.
“Sirrana invece è delicata, come una pioggia inaspettata”
E il suo viso si distende in un sorriso di soddisfazione.

di seguito

Le reazioni non tardano. Il gruppo di uomini scambia occhiate confuse, perplesse ma incuriositi dalla fluidità della proposta.
“Un’altra parola? Una che richieda maggiore considerazione?” Sussurra un saggio con voce ironica.
Un uomo, di colpo, s’alza: “Grang!”
La sua voce si abbassa, ma il significato aleggia nell’aria.
“Grang è fine, il cataclisma, la rottura del cuore.”
I filosofi si guardano e scuotono la testa. Nessuna parola sembra davvero afferrare l’essenza del mistero che si cela dietro i due oggetti.

infine

Ma poi, finalmente, l’uomo più giovane, che aveva ascoltato in silenzio le parole dei saggi, con calma, fa un passo avanti.
La sua voce, alzandosi timida e carica di un’innocenza che nessuno ha avuto il coraggio di osare, suggerisce:

“Che ne pensate di… Pùpù e Pìpì?”

Un silenzio assoluto esplode nella sala.
Le parole, tanto umili, si rivelano perfette perché entrambe colgono l’urgenza e la leggerezza della vita: eterna come il passaggio del tempo, semplice come lo scorrere dell’acqua.
Da allora, le parole non furono più solo segni, ma si trasformarono in una vera e propria musica che risuonava in ogni cosa, portando con sé l’eco delle emozioni che accompagnano il cammino dell’uomo.

Le parole non sono semplicemente segni scritti o suoni articolati nel vuoto, né sono state assegnate in modo casuale nel corso della storia. Ogni parola porta con sé un’eco profonda, un significato che va oltre la sua mera definizione, un’energia nascosta che vibra in chi la pronuncia e in chi l’ascolta.
Ogni suono ha un peso, una temperatura, un colore: questa sottile armonia non è frutto del caso, ma di un legame profondo tra suono e significato, che attraversa le epoche, lasciando tracce nei nostri pensieri e nelle nostre emozioni.

Gli scrittori e i poeti conoscono bene questa magia: sanno che la scelta di una parola piuttosto che un’altra può cambiare il ritmo di una frase, amplificare un’emozione, creare immagini potenti o dissolverle in un sussurro.

Ma non sono solo loro a interrogarsi su questo misterioso potere.

Anche la linguistica ha cercato di svelare i meccanismi nascosti dietro il suono delle parole, studiando come certe combinazioni di lettere possano evocare sensazioni universali e influenzare la nostra percezione della realtà.
Le parole non sono solo strumenti di comunicazione: sono musica, suggestione, emozione. E il loro suono, spesso più della loro definizione, può modellare il nostro modo di sentire e comprendere il mondo.

Nel 1929, in Inghilterra venne condotto un esperimento in cui fu chiesto di associare i termini di fantasia mil e mal a due tavoli di dimensioni diverse.
La maggior parte delle persone collegò mil al tavolo più piccolo e mal a quello più grande, suggerendo una relazione intuitiva tra suono e percezione delle dimensioni.

Nel 1947 a Tenerife venne fatto un esperimento differente, che ora propongo anche a te.
Prima di proseguire la lettura, prova ad osservare le due figure qui sotto.
A quale forma assoceresti la parola takete e a quale maluma?

ScorriScorri

Come te, la maggior parte attribuì takete alla figura frastagliata e maluma a quella arrotondata, dimostrando che i suoni evocano immagini coerenti.

Nel 2001 altri due scienziati riproposero l’esperimento, usando i termini kiki e bouba. Anche in questo caso, la quasi totalità delle persone associò kiki a una forma spigolosa e bouba a una forma tondeggiante, confermando che il legame tra suono e percezione è universale e non dipende dalla lingua madre.

Troviamo esempi in parole come roccia, taglio o crudo che contengono suoni duri e secchi R, T, C/K, evocando qualcosa di spigoloso e deciso.
Al contrario, parole come soffio, lento, sogno hanno suoni morbidi e scorrevoli S, F,, suggerendo leggerezza e fluidità.
Anche la differenza tra parole come luminoso e oscuro non è solo nel loro significato: il suono aperto di L e O in luminoso trasmette un’idea di espansione e chiarezza, mentre la U chiusa e profonda di oscuro sembra avvolgere e trattenere.
Inoltre, se pensiamo a percuotere, battere, strofinare, sfiorare, ci accorgiamo che man mano che l’azione diventa più delicata, i suoni della parola cambiano: quelli più duri e secchi P, T, B lasciano spazio a suoni più soffici S, F, R.
Infine, le consonanti P, T, K possono evocare forza e decisione, mentre S, F, V leggerezza e fluidità.

È come se la musica delle parole aiutasse a sentirne il senso.

Queste associazioni non sono arbitrarie.
Se dovessimo scegliere due parole per descrivere una melodia dolce e una tagliente, probabilmente useremmo qualcosa come marea per la prima e strilli per la seconda.
I suoni delle parole rispecchiano la loro essenza influenzando come le percepiamo, indipendentemente dalla loro definizione.
Comprendere il potere del suono aiuta a scegliere le parole giuste per esprimere un’emozione o creare un’atmosfera precisa.
In una canzone, un testo che parla di vento leggero avrà un impatto diverso se usa parole come sussurro invece di raffica o se per descrivere la notte si sceglie ombra invece di buio.
Il suono delle parole è già musica e saperlo usare significa rafforzare il loro significato e la loro intensità emotiva.

Questi studi confermano che il suono delle parole influisce sulla loro percezione e che il fonosimbolismo è un fenomeno universale, presente in tutte le lingue.

Quando ascoltiamo una canzone che ci piace, di solito pensiamo al suo insieme, dove musica e testo si fondono in un’unica emozione.
Ma quanto incide ciascuna di queste due componenti nel creare il risultato finale?

Iniziamo a dividere le canzoni in tre grandi categorie.

  • Predominanza della musica: tormentoni estivi oppure canzoni ritmiche e ballabili da discoteca, dove il ritmo è fondamentale e il testo passa in secondo piano
  • Predominanza del testo: canzoni cantautorali dove il testo è racconta una storia o un’emozione e può essere apprezzato anche senza l’accompagnamento musicale
  • Uguale valore: brani dove musica testo hanno un impatto più equilibrato, nei quali possono esserci momenti in cui uno prende sopravvento sull’altro, ma sempre in modo organico e proporzionato.

Anche se una canzone viene ascoltata più volte è il primo impatto a fare la differenza.
In quel momento, entrano in gioco anche il timbro della voce e l’interpretazione dell’artista.

A questo proposito, uno studio ha calcolato che oltre il 90% dei nostri ascolti musicali riguardano brani che già conosciamo. Un altro studio ha dimostrato che la familiarità con una canzone aumenta l’apprezzamento, poiché il nostro cervello è in grado di prevedere i momenti più gratificanti, scatenando così una potente scarica di dopamina.
Si tratta del piacere che deriva dall’aspettativa confermata.

Ricerche sull’esposizione ripetuta hanno rivelato una netta preferenza per ciò che è familiare: i soggetti tendevano a considerare positivi gli stimoli a cui erano stati esposti più volte.
Questo è stato confermato anche in esperimenti in cui le melodie venivano ascoltate solo due o tre volte o addirittura in condizioni di ascolto subliminale, distratto oppure dimenticato dal soggetto.
È stato quindi osservato che le risposte emotive agli stimoli avvengono molto più rapidamente rispetto a quelle cognitive e che tendono a creare connessioni più forti.

È emerso inoltre che spesso prendere una decisione è un processo più emotivo, con la parte cognitiva che interviene successivamente per razionalizzare la scelta già fatta.

Le parole non sono mai neutre: ogni suono, sillaba o fonema porta con sé un’energia che va oltre il significato letterale, influenzando la nostra percezione e le nostre emozioni.

La scelta tra parole non è solo una questione di stile, ma di come vogliamo che il mondo risuoni dentro e fuori di noi.

Il fonosimbolismo ci insegna che il linguaggio è una forma di musica, dove ogni parola è una nota che, se ben scelta, può creare sinfonie di senso e sentimento.

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    BIBLIOGRAFIA
    Psicologia della musica
    Dei suoni e dei sensi
    Suono e senso: fondamenti teorici ed empirici del simbolismo fonetico
    Le qualità espressive del linguaggio orale: Il simbolismo fonetico,
    Parole e musica: l’effetto del testo nella canzone
     
    RICERCHE SCIENTIFICHE
    Nobile, 2003
    Dogana, 2008
    Sapir, 1929
    Köhler, 1947
    Ramachandran & Hubbard, 2001
    Zajonc, 1968
     
    IMMAGINI
    Cristina Gottardi
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